Intervento in Assemblea della Sen. Ada Spadoni Urbani durante la seduta n° 106 del 02/12/2008 in merito alla conversione in legge del decreto-legge n°155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
Signora Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, le proposte dell’Esecutivo che siamo chiamati ad approvare richiederebbero un’attenta analisi del momento di particolare crisi economica nazionale e mondiale che stiamo vivendo, pertanto, prima di procedere alla disamina del provvedimento al nostro esame, vorrei citare alcuni dati.
È notizia di pochi giorni fa che il Fondo monetario internazionale ha di nuovo rivisto al ribasso le attese già negative per il 2009. La crescita del prodotto interno lordo mondiale è ora prevista al 2,2 per cento (sono dati che ho desunto dal centro studi Banca Akros) su base annua (a ottobre era al 3 per cento), in netto calo rispetto al 5 per cento del 2007 e al 3,7 per cento che era atteso per il 2008. Siamo praticamente al di sotto del tasso di crescita della popolazione del pianeta, con un conseguente, reale, impoverimento globale. Nel complesso delle economie avanzate, si prevede una contrazione del PIL (meno 0,3 per cento) per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, mentre per i Paesi in via di sviluppo la crescita, che era stimata al 6,6 per cento nel 2008, si assesterebbe con difficoltà al 5 per cento. Se l’economia reale statunitense segna un ribasso nelle previsioni del terzo trimestre, il risultato dovrebbe essere decisamente più brutto in questo quarto trimestre, quindi è attesa una diminuzione nell’ordine di tre-quattro punti percentuali su base annua, che ne farebbe il peggior trimestre dal 1982. Le vendite al dettaglio, ad ottobre, hanno registrato il peggior calo di sempre, a cominciare dal 1992, con un meno 2,8 per cento rispetto al dato di settembre. Come sappiamo tutti, la situazione è critica, anche se dobbiamo essere ottimisti, perché sicuramente le misure che stiamo per mettere in campo insieme a tutti gli altri provvedimenti tampone aiuteranno il nostro Paese e quanto stanno facendo gli altri Paesi del nostro continente farà il resto. In Europa la discesa del PIL è causata soprattutto dall’estrema debolezza di Germania e Italia, è inutile nascondercelo. Il dato italiano prevede un calo dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente; il tendenziale, che porta le previsioni a meno 0,9 per cento su base annua, è il peggiore dal 1993. L’Italia torna in recessione, con un quadro che però questa volta ricorda molto il periodo 1992-1993, quando c’era la “liretta” e si poteva venire incontro a questi problemi causando tutti i guai che stiamo vivendo adesso. Non aggiungo altro, perché non voglio peggiorare il vostro pensiero sul futuro, a cui tengo moltissimo, e non intendo rivolgermi al passato che, però, pesa. Sappiamo che in questi giorni le autorità statunitensi lavorano su vari fronti per cercare di scongelare i mercati creditizi. La massa monetaria che il Governo federale USA ha messo a disposizione del sistema del credito ammonta a ulteriori 350 miliardi di dollari. È interessante notare che il Tesoro USA, in pratica, riconosce che il problema principale è la patrimonializzazione degli operatori finanziari, ma anche che i fondi messi a disposizione devono essere utilizzati in diversi modi per massimizzarne l’efficacia. Nemmeno il collasso dei prezzi delle materie prime, che sta generando una precipitosa discesa dell’inflazione e quindi un possibile aumento del potere di acquisto reale, nella situazione presente sta aiutando le famiglie. Abbiamo visto quello che è successo ieri in Borsa; in condizioni normali ci troveremmo in pieno boom dei consumi, adesso invece ci troviamo così. È infatti atteso un forte aumento del tasso di risparmio, che nel quarto trimestre dovrebbe superare il 3 per cento (dall’1,3 per cento del terzo trimestre) che non genera alcuna ricchezza. Ecco quindi la necessità di un quadro di interventi articolato, di cui il tassello relativo al sistema finanziario è dato dall’atto in discussione oggi, che è chiesto a noi di approvare. Il Governo, con i decreti-legge nn.155 e 157, ora unificati, non ha inteso prevedere un indiscriminato – come ho sentito dire – apporto finanziario alle banche. Ha piuttosto scelto la strada per generare nel sistema bancario una nuova fiducia tra gli operatori, anche se il sistema italiano non è stato particolarmente esposto alle sofferenze. Finora almeno è stato così e ci auguriamo che si possa continuare a dire così. Siamo in presenza di un provvedimento che non contiene la tecnica dello “stop and go” di qualche decennio fa, volta ad evitare la stagnazione e l’inflazione – come qualcuno ha accusato – ma si garantisce liquidità al sistema e continuità nell’erogazione del credito alle aziende e ai consumatori. Non mi pare che il provvedimento possa considerarsi in questa ottica, anche perché individua strumenti molto significativi di sostegno al sistema bancario, quali la ricapitalizzazione e lo swap di titoli, che prefigurano nuove forme di intervento pubblico nell’economia. Qualcuno ha avanzato che sia in atto una lotta di potere con il sistema bancario, ma questi provvedimenti non hanno natura coercitiva. Essi costituiscono strumenti di sostegno che le banche, se lo vorranno, potranno utilizzare senza che ciò incida sulla gestione delle banche stesse. Non per nulla i deputati hanno inserito, all’articolo 1, comma 3, lettera a), un emendamento per cui le azioni privilegiate, acquisite eventualmente dal Ministero dell’economia e delle finanze, per la ricapitalizzazione delle banche, saranno senza diritto di voto. Appare evidente l’intenzione del Governo di evitare un’impropria “statalizzazione” del sistema bancario, ma anche di scongiurare ogni riduzione della disponibilità di credito da parte delle famiglie e delle imprese. Gli interventi che dobbiamo approvare sono perciò mirati e molto circoscritti. Mi riferisco alla garanzia statale su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia alle banche italiane e alle succursali di banche estere in Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità. Inoltre, penso alle misure per sostenere il capitale delle imprese bancarie in difficoltà; oppure a quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, modificato dalla Camera, in tema di garanzia sui depositi, laddove si aggiunge, ai sistemi cautelari di natura privatistica, una garanzia statale a favore dei depositanti. Il tassello che discutiamo è parte di una volontà del Governo molto chiara, che a breve vedremo nel suo complesso dato che dovremo discutere le misure previste per il rilancio dell’economia reale. Chi pensava che l’azione del Governo fosse circoscritta al sistema del credito si sbagliava. Non solo i risparmiatori saranno tutelati, ma milioni di famiglie potranno ricevere sostegno e migliaia di imprese trovare occasione di nuovo sviluppo. La crisi mondiale ha bisogno di una regia mondiale per limitare le ricadute sui lavoratori, sulle famiglie e sulle imprese. Oggi questa regia appare più evidente e di questo l’Italia e il Governo Berlusconi recano una consistente parte di merito per quanto fatto sia in sede di Unione europea, sia nell’ambito dell’incontro dei venti Paesi più industrializzati del mondo. Anche il continuo richiamo del Presidente del Consiglio alla solidità del sistema economico italiano è parte di questa manovra. Tutti dovremmo sentirci coinvolti nel richiamare alla fiducia le famiglie e le imprese: essa è la base della ripresa e lo dobbiamo fare tutti. Ha ragione il Governo a voler rispettare, anche in questo momento difficile, l’impegno del contenimento del debito pubblico nel limite che ci eravamo prefissato: ciò sarà positivo per tutti e non ci sarebbe futuro se sin d’ora si cominciasse a dire che non manterremo gli impegni di Maastricht o se magari pensassimo a stampar moneta (io lo farei, ma non si può fare in quanto l’Italia ha una credibilità e questo Governo anche). Credo che ci attenda una crisi non breve. Se sarà così, sarà richiesta una compattezza nuova delle forze politiche; una compattezza che al momento non vedo perché mi pare ci sia ancora troppa ideologia in circolo. Penso che la prima regola per aiutare chi ha bisogno sia quella di avere i mezzi per farlo: non si distribuisce ricchezza se non la si produce. C’è chi mi ha detto che un primo Governo Prodi ha pensato alle imprese e che ora ci vorrebbe un secondo Governo Prodi (che non vorrebbe proprio nessuno) per pensare al lavoro, ma la manovra finanziaria penserà a questo. Come al solito, qualcuno dirà che le imprese vogliono socializzare le perdite. La verità è che ci siamo trovati di fronte ad un sistema finanziario che ha perso pezzi perché ha fatto ciò che non doveva e ha trascinato con sé chi lavora e chi produce davvero. A questo settore, all’economia finanziaria globale, sarà necessario rimettere regole chiare, non punitive, ma che restituiscano a ciascuno il proprio ruolo. Nessuno può creare ricchezza dal nulla: gli imprenditori non lo hanno mai fatto. Ringrazio la Presidente e tutti i senatori per l’attenzione.